Gianni Ferracuti: L’invenzione del Novecento: intorno alle “Meditazioni sul Chisciotte” di Ortega y Gasset

 

Gianni Ferracuti: L’invenzione del Novecento: intorno alle “Meditazioni sul Chisciotte” di Ortega y Gasset,
Meriterránea 17 / 2013

Sommario

  • Le fonti di Ortega
  • La realtà come radice
  • Realtà e sistema
  • L’arte alla conquista del mistero
  • Verso una filosofia delle cose: la salvezza e il verosimile
  • Realtà o vita
  • L’io operante
  • Percezione e sensazione
  • Percezione, sensazione e verità
  • Meditazioni sul Chisciotte
  • La circostanza
  • Il punto di vista trascendentale
  • Percezione e disvelamento
  • Una riforma del realismo
  • Metafisica della vita umana: verso l’abbandono del tema dell’essere
  • La riflessione sul tema della vita, tra il 1916 e il 1924
  • Nota bibliografica

L’operazione di perfezionamento della nostra immagine delle cose avviene nella luce: l’amore (amore intellettuale) illumina la cosa e ci permette di vederla nei suoi aspetti. Ci si allontana dunque dalla metafora tradizionale dell’intelletto come lumen, e la funzione illuminante viene as­segnata all’amore. Una volta che ci atteniamo alla cosa reale, non è l’intelletto che può vederla interamente; solo un atto d’amore può portare oltre la visione immediata o momentanea, alla ri­cerca di ciò che fa parte della cosa ma, contingentemente, non è visibile: le sue relazioni, i suoi riflessi, le sue trasformazioni. L’atto d’amore è una spinta al superamento dell’esperienza mo­mentanea e non mira a fare delle cose uno strumento d’uso, un oggetto, bensì a mettere l’intel­letto nella condizione di vedere meglio, di cogliere una veduta più ampia e avere una contempla­zione più ricca. L’ampiezza e la profondità dell’immagine che interpreta la realtà non si raggiun­gono abbandonando la cosa a vantaggio dell’astrazione, ma allargando l’esperienza stessa. Il che può avvenire in due modi: collocandosi su un punto da cui si vedano più cose poste su una stessa superficie, ovvero osservando le cose da una maggiore profondità. Si hanno cioè due dimensioni della prospettiva, come campo di superficie e come profondità di visione, che sono in­timamente unite tra loro, anche se è alla profondità che tocca penetrare nel significato.

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IL BOLERO DI RAVEL