Difesa del nichilismo

“La Modernità è un mutamento nella struttura stessa della vita umana nel mondo: la credenza tradizionale non è più vigente come credenza collettiva. Dunque, il singolo si trova a non saper che fare. Ora, la vigenza di un’idea non significa che essa è per me indiscutibile, ma semplicemente che è l’evidenza da cui parto, quindi qualcosa che non metto neppure in discussione, perché in una certa misura non mi rendo neppure conto di esservi dentro. Quando la tradizione non è più vigente, il singolo non ha più un repertorio di idee sue, che ritiene sicuramente valido, e piuttosto vive nella perplessità. Siccome deve pur vivere, e per vivere ha bisogno di idee affidabili, deve farsi delle idee. Non sapendo che fare, pensa, ed è possibile che il suo pensiero giunga alla conclusione che «era meglio prima».

Questo «prima» -che naturalmente è la sua visione personale del passato- diventa «la tradi­zione», da difendere contro la modernità, contro l’adesso, consistente in un mondo diverso, oggettivamente diverso. Naturalmente se paragoniamo in termini storiografici la realtà della fase tradizionale con l’immagine che se ne fa il tradizionalista, scopriamo delle differenze abissali. Volente o nolente, il tradizionalista opera dopo che il mondo è cambiato, vede gli esiti del cambiamento e dispone del senno di poi; sa che la fase tradizionale non era perfetta, perché nessuna fase storica lo è, vede le imperfezioni come radice del presente moderno, quindi perfe­ziona lui, teoreticamente, la fase tradizionale, depurandola di quegli elementi in cui riconosce il germe della modernità. È ovvio che la tradizione descritta dai tradizionalisti non sia mai esi­stita: è un’astrazione, un modello teorico che si suppone essere lo stesso che ispirava la vita nella fase storica tradizionale concreta. Supposizione del tutto ipotetica, che implica un’intera filosofia sul senso della storia, per discriminare tra i vari fatti accaduti in un’epoca. Il tradizio­nalista che mira al medioevo, se prende a modello san Tommaso, non riterrà tradizionali Ockam né il nominalismo; e lasciamo perdere che si scontra con un altro tradizionalista per cui Ockam va bene e san Tommaso no: il fatto è che entrambi immaginano una tradizione utopica, l’uno senza Ockam, l’altro senza Tommaso. Ma il medioevo non ha niente in comune con queste utopie astratte, perché nel medioevo vero, in un’aula universitaria freddissima per l’assenza di riscaldamenti, nominalisti e tomisti si scaldavano polemizzando come disperati e lanciando scomuniche come oggi si squalifica per due giornate un giocatore di calcio. Il tradi­zionalista elabora una tradizione categorica, romantica, e non storica, e naturalmente la scrive con Maiuscola: su questo fatto delle maiuscole prima o poi cadiamo tutti.

Questo processo di ideologizzazione della tradizione avviene perché il tradizionalista vive quando la tradizione stessa non è più vigente. Ossia: prima di elaborare una tesi definibile «tradizionalismo», quest’uomo ha dovuto porsi il problema dei valori a cui affidare la sua esi­stenza, rispondendo che questi valori erano quelli «tradizionali secondo lui». Non c’è conti­nuità tra la tradizione e la teoria tradizionalista, qualunque essa sia: c’è invece uno iato nel quale un uomo concreto, non sapendo a quali idee attenersi, trasforma l’intera tradizione in problema e la rielabora come tesi formale. Che egli risolva il problema del «che fare» in senso tradizionalista, deriva dal fatto che quest’uomo è oggettivamente in una condizione moderna di perdita della vigenza, è un uomo moderno che non vive più nella tradizione. Il mondo e la struttura della vita che producono il tradizionalismo sono dunque quanto di più squisitamente moderno si possa immaginare. De Maistre e Cartesio sono contrapposti, ma non tanto come si crede, e soprattutto sono contrapposti dentro la modernità; sono due modi di essere moderni, come sono moderni gli esercizi spirituali di sant’Ignazio e la forma mentis tipica della contro­riforma”.

(Tratto da: Gianni Ferracuti, Difesa del nichilismo, Mediterránea – Centro di Studi Interculturali, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste 2015)

Gianni Ferracuti: Difesa del nichilismo: ventura e sventura dell’uomo-massa nella società contemporanea

 

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