Tina Modotti: 100 foto in mostra ad Aosta: La genesi di uno sguardo moderno

L’Assessorato dei Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio comunica che, venerdì 11 novembre 2022, alle ore 18, sarà inaugurata presso il Centro Saint-Bénin di Aosta la mostra Tina Modotti.

La genesi di uno sguardo moderno.

L’esposizione, a cura di Dominique Lora e Héctor Manuel Orozco Velázquez, in collaborazione con Daria Jorioz, dirigente della Struttura Attività espositive e promozione identità culturale della Valle d’Aosta, è dedicata alla celebre fotografa Tina Modotti, che occupa un posto fondamentale nel panorama della fotografia internazionale.

La curatrice così introduce la mostra: “Avventurosa, nomade e misteriosa, la personalità artistica di Tina Modotti è permeata da un talento ricco e plurale ma è soprattutto caratterizzata da uno sguardo acuto e lenticolare capace di raggiungere l’essenza dei singoli e delle cose. Donna e artista moderna ante-tempore, la Modotti ha esercitato un’influenza tangibile, decisiva e duratura sullo sviluppo dell’arte fotografica in Messico e a livello internazionale.”

Al Centro Saint-Bénin di Aosta saranno esposti più di 100 scatti della fotografa provenienti dalla collezione dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) e dalla Fototeca Nazionale di Città del Messico, con l’intento di ripercorrere le fasi salienti del suo percorso professionale. Nel percorso espositivo trovano posto i suoi studi sulle tradizioni popolari, sull’architettura urbana, i famosi reportage sulle classi lavoratrici e sui movimenti rivoluzionari che raccontano di uomini, donne e territori, i ritratti e i celebri studi sulle mani, mani che creano e che lavorano, strumenti di costruzione identitaria.

“Le foto che Tina Modotti realizza in Messico, concentrate in poco più di sei anni di intensa produzione – ricorda Héctor Orozco Velázquez, co-curatore – sono il chiaro contributo alla storia della fotografia come arte e come documento sociale. Opere che contribuirono alla formazione dell’identità nazionale di un Messico post rivoluzionario, creando un’immagine di modernità artistica alla quale aderirono alcuni dei fotografi più importanti di quegli anni, dai tedeschi Guillermo Kahlo e Hugo Brehme ai russi Sergei Eisenstein e Eduard Tisse oltre agli statunitensi Edward Weston e Paul Strand.”

Tina Modotti dedicherà grande attenzione alla documentazione delle condizioni di vita delle popolazioni indigene, da lei fotografate sempre con grande dignità e spontaneità. In special modo sono le donne a riempire il suo universo visivo, valorizzate dalla sua sensibilità artistica e dall’uso della luce e del bianco e nero.

Scrive Daria Jorioz in catalogo: “Quest’urgenza di cogliere la vita nell’attimo in cui avviene è forse il tratto saliente della personalità di Tina Modotti che è giunto intatto fino a noi (…) Le sue foto realizzate negli anni venti – in particolare quelle dei fiori e i ritratti delle donne tehuane – rinviano al codice dell’anima teorizzato da James Hillman e alla celebre affermazione di Dorothea Lange secondo cui ogni fotografia è l’autoritratto del fotografo. O perlomeno io lì vedo la natura luminosa e forse anche felice di Tina Modotti, una donna fotografa il cui talento e la cui sensibilità si smarriranno, fagocitati da una Storia più grande di lei e di cui sarà una delle tante vittime sacrificali. Mi piace invece immaginarla con la macchina fotografica che cammina veloce e silenziosa tra le stradine di Tehuantepec, alla ricerca di quell’istante unico e irripetibile che si sostanzia in una pellicola.”

L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano, francese) edito da Sagep, con testi di Dominique Lora, Héctor Manuel Orozco Velázquez e Daria Jorioz. La mostra, prodotta da Glocal Project Consulting di Roma, ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia.

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